COVID: medici Puglia chiedono più restrizioni

I ricoveri Covid in Puglia sfondano il tetto dei 1.900, per la precisione oggi sono 1.901, in linea con quelle che erano le previsioni fatte dall’agenzia regionale per la salute Aress. Quasi i due terzi dei posti letto attivati, quindi, sono attualmente occupati, e la percentuale dei positivi sui tamponi processati oggi è tornata a salire: 26,5% contro una media del 15% della settimana scorsa. Il numero di pazienti in terapia intensiva, invece, si mantiene pressoché inalterato, oscillando tra i 200 e i 220 (oggi sono 209).

Ieri sono stati refertati 1.101 i nuovi casi di positivi al coronavirus su 4.151 test; molto alto anche il numero delle vittime, che è di 30 persone, tra cui anche un medico anestesista. Il maggior numero di nuovi positivi si è registrato in provincia di Bari con 515 casi, 198 in provincia di Foggia, 162 in provincia di Taranto, 87 nella provincia Barletta-Andria-Trani, 69 in provincia di Brindisi, 65 in provincia di Lecce, 5 casi riguardano residenti fuori regione. La provincia di Bari è la più colpita anche per il numero di vittime: sono state 14; mentre si contano 3 morti in provincia di Brindisi, 9 in provincia di Foggia, 4 in provincia di Taranto. Si tratta di numeri che allarmano gli operatori sanitari, tanto che il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e dell’Ordine dei medici di Bari, Filippo Anelli, é tornato a chiedere misure restrittive per la Puglia.

“L’elemento che preoccupa ancora di più – sostiene Anelli – è che i numeri della Puglia sono in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo a livello nazionale”. “Come medici – incalza – siamo molto preoccupati, per due motivi: il primo è legato ai dati in controtendenza della Puglia, dove sembra che le misure di mitigazione non stiano funzionando quanto avremmo sperato. E a questo punto si dovrebbe valutare l’adozione a livello regionale di misure più restrittive, come del resto stanno già facendo molti sindaci in autonomia”. “Il secondo motivo di preoccupazione – conclude – é legato alle difficoltà dell’assistenza per i malati non Covid in questa situazione”.

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