Spopolamento del Sud, egoismi del Nord. Considerazioni sui 160 anni di Unità d’Italia

Negli ultimi 15 anni, ben 200.000 laureati sono emigrati dal Sud Italia, direzione Nord. Un esodo di cui si parla poco ma che, in realtà, rappresenta una tragedia per l’economia, per lo sviluppo e per il futuro del nostro Sud.
Una tragedia, perché è stato calcolato che ogni laureato è costato alla famiglia che lo ha mantenuto agli studi circa un milione di euro nell’arco di tutto il suo percorso scolastico. Un laureato che emigra rappresenta, quindi, un capitale di cui si avvantaggia – a costo zero! – un altro territorio che, con il suo apporto di conoscenze, continuerà a crescere. Di contro, il territorio abbandonato, privato di questo prezioso capitale umano, rimarrà ancorato a conoscenze superate.
E’ stato altresì calcolato che un laureato produce, nel corso della sua vita lavorativa, un reddito di circa quattro milioni di euro. Un reddito che viene speso, consumato, investito prevalentemente nel luogo di residenza. Ne deriva che del reddito prodotto da 200.000 laureati meridionali emigrati al Nord, se ne avvantaggia il Nord!
Ora, è sufficiente fare due semplici moltiplicazioni per calcolare quanti miliardi di euro hanno speso le famiglie meridionali per formare i loro ragazzi e quanto reddito prodotto al Nord è rimasto nel giro dell’economia settentrionale contribuendo alla sua ulteriore crescita.
Se poi allarghiamo lo sguardo oltre l’emigrazione dei cervelli, scopriamo che, complessivamente, circa due milioni di meridionali negli ultimi 15 anni si sono trasferiti al Nord per non rimanere disoccupati al Sud, accrescendo ancora di più il PIL di un territorio già ricco e provocando un preoccupante spopolamento. Una desertificazione del territorio che andrebbe approfondita, per ricercarne le cause ed i rimedi, soprattutto in questi giorni in cui si stanno mettendo a punto i progetti del Recovery plan con l’obiettivo, imposto dalla UE, di eliminare i divari tra i territori di un medesimo Paese.
E, invece, si ha l’impressione, soprattutto con la nascita del nuovo governo a forte trazione nordista, che le ragioni dei meridionali debbano cedere il passo a quelle del Nord, autodefinitosi la locomotiva del Paese. Una locomotiva che non può fermarsi, pena il rallentamento di tutta l’economia nazionale.
Mentre sappiamo benissimo che questa teoria non regge più, che il Nord traina solo se stesso e che “le mani sui fondi europei” devono garantire al Nord lo status quo. Come sottofondo, c’è la paura di impoverirsi da parte di chi non ha mai conosciuto la povertà. Mentre … quelli del Sud, che non hanno mai conosciuto la piena occupazione, la parità nei diritti, abituati ad emigrare per risolvere i loro problemi di sopravvivenza … non si accorgeranno della differenza e dovranno consolarsi della solita conclusione: “E’ sempre stato così!”.
Ma, dobbiamo iniziare a domandarci: dovrà essere sempre così? Il Movimento per l’Equità Territoriale “24 Agosto” di Pino Aprile si sta dannando l’anima perché tutto il territorio nazionale, senza distinzioni, abbia pari garanzie di diritti ed opportunità di crescita. Ma spesso si ha la sensazione che i nobili ideali che animano il Movimento rimangano nel recinto di fedelissimi che, per quanto numerosi, rappresentano sempre un piccolissimo esercito con le armi spuntate e con scarsa visibilità.
Occorrerebbe uno scatto, una serie di iniziative idonee a portare le ragioni e le rivendicazioni del Movimento all’attenzione della platea nazionale dei media. Forse basterebbero pochi minuti al giorno sui canali tv nazionali, in aggiunta alle quotidiane dirette su fb di Pino Aprile, per costruire una presa di coscienza più ampia sulle iniquità che caratterizzano il Belpaese e, in particolare, il nostro Sud.
E’ un momento molto delicato per il futuro del Sud Italia che rischia di rimanere l’Italia inferiore di sempre. Fa rabbia vedere che, a fronte di un attivismo dei benestanti, non corrisponda un moto di ribellione di chi avrebbe molte più ragioni per alzare la voce, per pretendere diritti negati dall’Unità d’Italia ad oggi, di cui dovremmo vergognarci di ricordarne la ricorrenza.
Fa rabbia anche assistere all’immobilismo di molti dei nostri eletti che, istituzionalmente, avrebbero il dovere di rappresentare le esigenze del territorio di provenienza. Ed invece, si ha la sensazione di una loro complicità con i poteri forti del Nord per acquisirne benemerenze individuali che, sicuramente, possono gratificare il singolo ma, oggettivamente, rappresentano un tradimento delle aspettative e della fiducia riposta in loro dagli elettori.
I meridionali, in questa situazione, si trovano a combattere su due fronti: contro il Nord che, logicamente, tira l’acqua al suo mulino e, quando può (sempre), sottrae anche ciò che spetta ad altri. E contro la classe dirigente meridionale da decenni incapace di difendere con i denti i suoi diritti, di rappresentare degnamente le esigenze del suo territorio, di pretendere l’applicazione dei diritti di uguaglianza e solidarietà inutilmente sanciti nella nostra Costituzione.
PASQUALE CONSIGLIO

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