Dl Sostegni, Ricchiuti (FdI): «Non aiuta imprese in difficoltà ma le esclude. Occorre correggere sistema calcolo perdite»

“Il decreto Sostegni più che aiutare in questo periodo difficile le imprese in difficoltà sembra sia stato fatto per escludere quante più attività possibili. Una buona parte di queste hanno subito cali dal 25 al 29,99 per cento e quindi fuori dal contributo che, già di per sé, nel migliore dei casi ristora soltanto il 5 per cento delle perdite. Quella parte di calo di fatturato sembra ininfluente ma invece rappresenta proprio il guadagno di chi fa impresa. Insomma, una volta pagati tutti i fornitori, fitti, utenze e tasse l’imprenditore come sostiene la sua famiglia?”.

Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile nazionale Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

“Ma la circostanza peggiore, continua Ricchiuti, si sta verificando verso chi ha aperto la propria attività nel 2019. Sono tantissime, infatti, le segnalazioni che giungono da piccoli imprenditori, la maggior parte giovani che hanno contratto debiti per avviare la propria attività. L’Agenzia delle Entrate, per effetto del decreto, considera che per le attività costituite nel 2019 il calcolo per la media del fatturato vada riferito al mese successivo all’attivazione della Partita Iva e non a quello seguente all’inizio attività, che non corrisponde alla data di attivazione della Partita Iva. Una qualsiasi impresa per fatturare ha bisogno dell’inizio attività, perché pur avendo la Partita Iva attiva non può farlo. La Partita Iva viene aperta per costituire la società e per poter eseguire i lavori necessari per ottenere le autorizzazioni. Si inizia a fatturare quando hai tutte le autorizzazioni e effettui l’iscrizione in camera di commercio. Ci sono, per esempio, società di ristorazione con apertura della Partita Iva nel marzo del 2019 e inizio attività nell’ultimo trimestre dell’anno. Quindi, ovviamente, il 2020 secondo questi calcoli risulta in utile invece che in perdita come realmente è. Sono giunte segnalazioni da imprenditori che a fronte della reale perdita del 60 per cento, e quindi di un ristoro di circa 19 mila euro, riceveranno solo il minimo di 2 mila euro”.

“Un’ingiustizia che ci auguriamo alla quale si voglia provvedere, a meno che non sia stato fatto di proposito. Fratelli d’Italia si impegnerà in aula e nelle Commissioni affinchè queste ingiustizie siano corrette. Senza adeguate risorse, queste attività saranno destinate al fallimento e dietro queste chiusure ci sono migliaia di giovani che hanno l’unica colpa di aver voluto dar vita a un proprio sogno. Non è giusto marchiarli per sempre, visto che con queste modalità non riusciranno ad onorare i debiti contratti con banche e società di leasing”.

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