Droga, si punta a smantellare la rotta balcanica dalla partenza. Arrestati anche poliziotti albanesi

Ci sono anche un procuratore della Repubblica, un amministratore pubblico, tre funzionari di Polizia e due agenti della scorta di un ex ministro dell’Interno albanese tra le 38 persone arrestate (35 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta “Shpirti” della Polizia albanese, in collaborazione con la Direzione investigativa antimafia italiana, su un presunto narcotraffico tra l’Albania e l’Italia.

I pubblici ufficiali albanesi, hanno spiegato gli inquirenti della Procura speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana e della Direzione distrettuale Antimafia di Bari durante una conferenza stampa fatta da remoto dall’Albania, in alcuni casi erano anche “proprietari della droga” e sono accusati di aver “garantito, sia a terra che a mare in Albania, che la spedizione dello stupefacente destinato alla coste pugliesi fosse effettuata in piena sicurezza”.

I fatti contestati risalgono agli anni 2014-2017. In tre anni di indagini congiunte, tra il 2019 e il 2021, sotto il coordinamento di Eurojust, sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico di 38 cittadini albanesi, “appartenenti a quattro potenti gruppi criminali organizzati, risultati in contatto con soggetti contigui alle organizzazioni criminali baresi, in grado di spedire in Europa, approdando in Puglia, ingentissimi quantitativi di sostanza stupefacente”.

L’inchiesta ha consentito di accertare fenomeni di riciclaggio e corruzione da parte di funzionari pubblici albanesi, soprattutto poliziotti, che avrebbero garantito che la “filiera” dello stupefacente non fosse mai interrotta, nonché di ricostruire la “filiera” stessa: coltivazione, produzione, raccolta, stoccaggio e spedizione verso le coste pugliesi a bordo di potentissimi gommoni oceanici.

Gli arresti sono stati eseguiti nelle cinque città albanesi di Valona, Kavaje, Durazzo, Tirana e Skrapar, in Italia nella provincia di Bari, in Spagna a sud di Barcellona ed in Montenegro. Contestualmente agli arresti sono stati eseguiti sequestri di beni mobili e immobili del valore di circa 3 milioni di euro: quattro società operanti nel settore turistico alberghiero, auto di grossa cilindrata, undici proprietà immobiliari tra appartamenti, ristoranti e ville e un terreno edificabile di circa 5mila mq in località marittima.

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