Trent’anni dalla scomparsa del prof. Vincenzo Arena. La famiglia cerca ricordi di ex studenti, amici e chi lo conobbe

Trent’anni fa, il 4 luglio 1996, ci lasciava il professor Vincenzo Arena. Per generazioni di biscegliesi è stato docente di educazione fisica: severo, generoso nel prendersi cura dei ragazzi, e ancora oggi il suo nome evoca affetto e rispetto.
La sua vita intrecciò scuola e impegno civico e politico. Partecipò con entusiasmo alle attività sociali del Circolo Unione di Bisceglie, ma fu prima di tutto padre e nonno premuroso.
Nato in Sicilia nel 1910, lasciò la sua terra da giovane; a Udine, durante il suo primo incarico da docente, incontrò Giuseppina Amoruso, la donna che avrebbe sposato a Bisceglie nel 1938.
La guerra segnò gli anni successivi. Partì volontario e, dopo l’8 settembre 1943, fu fatto prigioniero dai tedeschi in Montenegro. Pur avendo aderito alla Repubblica Sociale per tornare in Italia, non andò mai a Salò. Dopo circa un anno trascorso nei campi nazisti, nell’autunno del 1944 ritornò a Udine dove viveva con la sua famiglia prima della guerra; qui trovò rifugio presso alcuni familiari.
Nei giorni della Liberazione la sua vicenda rischiò di concludersi tragicamente: i partigiani lo riconobbero come ex fascista e lo condannarono a morte. Il destino intervenne però in modo inatteso: a salvarlo fu un giovane partigiano che era stato suo alunno. Nell’estate del 1945, pedalando da nord a sud, tornò a Bisceglie per riabbracciare la sua famiglia.
Nel dopoguerra si dedicò con convinzione all’impegno politico: prima con il Fronte dell’Uomo Qualunque e poi con il Movimento Sociale Italiano. Tra gli anni Cinquanta e Settanta fu consigliere comunale per oltre vent’anni per l’MSI, spendendosi con abnegazione per la sua città di adozione. Anche i suoi avversari politici riconobbero in lui onestà, vivacità intellettuale e una genuina capacità di ascolto e confronto.
Con queste parole lo ricordava sul Nuovo Palazzuolo nel 1996 Peppino Di Molfetta: “Del professor Arena abbiamo sempre ammirato i valori universali che ne ispirarono pensiero e prassi: rispetto e difesa dell’interesse collettivo, sdegno per il compromesso, il trasformismo, la meschinità, l’affarismo”.
A trent’anni dalla sua scomparsa, i figli Mariagrazia, Rita e Salvatore promuovono la riedizione degli scritti in prosa e poesia del professore, dal titolo “Vincenzo Arena (1910-1996). Storia di un uomo”. La raccolta – che vuole restituire un racconto a tutto tondo della vicenda umana del prof. Arena – includerà le sue lettere inedite dalla prigionia (1943–1944), ritrovate dal nipote Vincenzo in un archivio di famiglia prima “inesplorato”. Un’appendice vuole raccogliere i ricordi di ex studenti, amici e di chi lo conobbe per il suo impegno sociale e politico.
Chi desidera contribuire all’appendice può inviare un breve ricordo all’indirizzo vincenzoarena82@gmail.com entro il 30 settembre 2026.

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