Vaccini, ecco le strategie no-vax per eludere la legge

Cavilli linguistici e burocratici, autocertificazioni “atipiche” e prenotazioni “tattiche”. Sono questi alcuni dei trucchi adottati dai no-vax per eludere la lege sull’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2017/2018. Lo scopo è quello di risultare in regola, facendo attenzione a non dichiarare mai il falso.

Su Facebook sono molti i gruppi e le pagine social nate con lo scopo di informare e dare indicazioni ai genitori che si oppongono alla legge Lorenzin. Ed è su queste pagine che si studiano metodi e trucchi per raggirare ed eludere l’obbligo vaccini, seguendo anche consigli tecnici dei più esperti in materia, in modo tale da poter iscrivere il proprio figlio a scuola, senza mai doverlo vaccinare. Nel mirino dei no-vax c’è ora la circolare emanata qualche giorno fa dal ministero della Salute in base alla quale basta un’autocertificazione dei vaccini – fatti o da fare – per accettare il bimbo a scuola.

“Nell’autocertificazione NON DICHIARATE IL FALSO, rischiate una denuncia penale”, si legge sulla pagina Facebook del “Gruppo nazionale per la libertà di scelta in merito alle vaccinazioni”. Il piano dei no vax è semplice: fare prenotazione (“tattica e senza ammissioni”) all’Asl via raccomandata con ricevuta di ritorno e presentarne copia alla scuola, fare poi l‘autocertificazione (“quella del Ministero o quella atipica, poco importa”) da presentare, anch’essa, alla scuola. Dopo di che bisogna fare una sola cosa: prendere tempo rimandando continuamente l’appuntamento con l’Asl.L’importante è riuscire a far entrare a scuola i bambini, dopo di che “studierete per fare obiezione”.

Tutta la strategia ruota infatti attorno all’autocertificazione che i no vax definiscono “atipica”. Come si legge sul sito del Comilva, Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà delle Vaccinazioni, “questo documento certifica semplicemente lo stato delle cose e deve attestare fatti esistenti, non condizioni future: l’Autocertificazione quindi non stabilisce un CONTRATTO o una promessa o un accordo di alcun tipo”. Un conto è, insomma, dichiarare il falso sostenendo che “mio figlio è vaccinato” quando invece non lo è, un conto è invece dichiarare che si è presentata richiesta formale per un appuntamento alla Asl, appuntamento effettivamente preso ma al quale non ci si presenterà. “Io posso autocertificare, chessò, che sono cittadino italiano, che godo di determinati diritti, che non sono mai andato in galera – scrive un utente sulla pagina del “Gruppo Nazionale per la libertà di scelta in merito di vaccinazioni” – NON che domani non divento venezuelano, che non mi brucerò tutti i diritti e che non sarò ergastolano. Perché non posso farlo? Perché appartiene al futuro, ossia alla categoria del possibile, che non posso, umanamente, certificare. È un po’ come se si chiedesse a un criminale: “autocertifica che d’ora in poi farai il bravo!” o ancora: “anche se lì ti impegni ad eseguire le vaccinazioni entro marzo 2018, è un impegno futuro, non certificabile, e quindi passibile di legittimo ripensamento“.

Da molti dei commenti e dei post che campeggiano sulle pagine social, trapela la volontà dei genitori di ribellarsi a chi gli sta imponendo qualcosa contro il loro volere. Si parla di “percorsi di resistenza”, di “fascismo” delle istituzioni e di “libertà di scelta” di fronte ad un norma che non si condivide. “Ogni genitore, a questo punto del percorso, deve poter scegliere le proprie modalità di comportamento di fronte a questa norma, quelle che sono più confacenti al proprio status e possibilità, in piena consapevolezza e libertà di scelta”, si legge sul sito del Comilva. “Ognuno sarà libero di seguire ciò che meglio ritiene”.

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