Sucesso ed applausi per il racconto “Tempesta dentro di me”, grazie al supporto di una docente biscegliese

Sucesso ed applausi per il racconto “Tempesta dentro di me”, grazie al supporto di una docente biscegliese

3 Giugno 2019 0 Di ladiretta1993

Il riscatto morale di Eniola Odutuga , vincitrice del concorso letterario  nazionale  in lingua madre.

La  cerimonia di premiazione del  concorso letterario nazionale Lingua  Madre  giunta alla  14° edizione, che sin dal 2005 si rivolge alle donne straniere ,ideato dalla giornalista  Daniela   Finocchi ,  è avvenuta  il 13 maggio 2019  nella  splendida cornice  del Salone Internazionale  del Libro di Torino,  suo emerito sostenitore  da sempre . Pregiatissimi i prodotti letterari  registrati da questo concorso nazionale , progetto della Regione Piemonte e del Salone  Internazionale   del Libro di Torino ,   sotto  l’egida   del  centro per il libro  e la cultura,  Ministeri dei Beni   e delle  Attività  Culturali  e del Turismo, Rappresentanza in Italia della Commissione  Europea, Pubblicità   Progresso  e We  Women  for  expo.  Fulcro del  concorso  “ testimoniare la ricchezza, la tensione  conoscitiva  ed espressiva  delle donne straniere, utilizzando  la nuova lingua  d’arrivo ( cioè  l’italiano) ,  abbinando  una sezione speciale, dedicata alle donne italiane che vogliono farsi   tramite  di queste culture  diverse”. In veste di amiche italiane e nonché di docenti ,  la biscegliese   Grazia Maria  Porcelli  e  la molfettese Maddalena Gadaleta,  hanno fornito il loro supporto nella stesura dell’opera che  ha permesso  alla signora Eniola  Odutuga ,  nigeriana , residente  già da qualche anno  nella Città di Barletta,  di ritirare il primo premio pari  alla somma di 1. 000   euro  con “ Tempesta dentro di me”.  La vincitrice parteciperà di diritto in giuria per la prossima edizione del 2019  e  alla pubblicazione  nell’autunno del 2019 in un libro intitolato “ Lingua Madre 2019” insieme ad altre storie selezionate.  La motivazione elaborata dalla giuria è la seguente : «Colpiscono la crudezza nel linguaggio, il coraggio nell’azione, la forza nel vivere e la speranza nel credere, riportate sulla pagina in modo soave e naturale, con fanciullesca semplicità. Un racconto di formazione in stile picaresco: le fughe, gli spostamenti, i rapporti con il mondo femminile, che non sempre appare migliore di quello maschile; la durezza della vita, il non arrendersi mai, l’incalzare di un nomadismo di esistenza che pare non trovare requie, se non nell’espressione del desiderio di una vita dignitosa, che alla fine si ricomponga con i propri figli in un paese che non si è scelto ma che è diventato in qualche modo casa. La scrittura incalzante, la tenuta stilistica, la dinamica delle azioni ben congegnata ne fanno una lettura appassionante».   Eniola  Odutuga ,   ha raccontato la sua brutta storia nella sua lingua d’adozione,  fugge dalla Nigeria nel 2013: “L’uomo prodigo, buono e generoso si trasformò nell’esatto contrario, violenze e offese iniziarono ad abbattersi ogni giorno sulla mia già magmatica esistenza. Resistetti due anni. Poi decisi di infliggere a mio figlio la stessa triste sorte che era toccata a me all’età di due anni. Un giorno lo portai da mia madre, finsi di dover uscire d’urgenza per una commissione e non tornai più».   La donna continua a sognare il ricongiungimento con quel figlio che porta nel cuore, a causa della sua  fuga che dalla Nigeria alla  Libia e  poi nel 2016, in Italia dove nasce il suo secondogenito. La sua toccante testimonianza  ritrae in  pellicole indelebili di quella tempesta dentro, fatta di  continue violenze  psicologiche,  che innescano in lei la forza di reagire e liberarsi da quelle catene per  il suo diritto   alla rinascita di una nuova vita,   vissuta con rispetto e dignità. L’incipit del suo racconto recita :“La mia è una brutta storia. Mi chiamo Eniola. Sono nata il tredici settembre millenovecentonovantadue a Ijebu Ode in Nigeria. Non avevo ancora due anni quel maledetto giorno in cui invano ho cercato la mia mamma, i contorni del suo volto, il suo profumo, il calore della sua voce. Non c’era più. Dissolta come bolla di sapone. Non avevo potuto seguirne la danza e intuirne la direzione. Non so perché mamma avesse deciso di allontanarsi dalla famiglia. Certamente non era felice con mio padre, che beveva come una spugna. Sono rimasta con mio padre, insieme a mia sorella e a mio fratello.

Volevo bene a mio padre”.

La civiltà di un popolo  comincia dal modo con cui tratta i propri ospiti, poiché il ricordo delle persone incontrate resta nel cuore di chi arriva nel nostro Paese,     Eniola  ha ripreso il colore della sua libertà , a dipingere su tela le ali di una farfalla che sparge scintille di vita con le vele spiegate fra le onde quieti dopo la tempesta.

Violetta Giacomino

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