Ospedale, lo “spiazzato” e le direttive chiare e già note del Ministero

Subito i numeri: le direttive del Ministero della Salute indicano in 1000 all’anno il numero di parti affinché una struttura pubblica dove far nascere nuove vite possa essere economicamente sostenibile e continuare a svolgere la sua attività nell’ambito di una razionalizzazione dei costi. Nel punto nascita di Bisceglie avvengono circa 500 parti all’anno. Di tutto il marasma che gira in rete in queste ore, l’unico articolo breve ma chiaro che ha esposto questi incontestabili fatti è stato pubblicato dal sito Traniviva (l’articolo potete leggerlo cliccando su questo link).

Trani? Sì, Trani. Perchè il motivo per cui si chiuderà il punto nascita a Bisceglie è lo stesso per cui nella vicina Trani, fino a qualche mese fa, puntavano il dito accusatore oltre il Ponte Lama. “Ma come -si diceva in sostanza da quella parte- hanno chiuso tanti reparti nella nostra Trani e a Bisceglie invece, che fa più o meno i nostri stessi numeri, hanno lasciato il punto nascita?“.

Quando poi la Regione ha dovuto presentare il piano di riordino ospedaliero qualche giorno fa, ecco che questa non poteva ignorare quelle direttive del Ministero. Intanto l’ospedale di Bisceglie si è confermato “Ospedale di base”, dunque non è stato affatto declassato. Semmai si può rimproverare al Presidente della Regione che venne per una passerella in città alcuni mesi fa, di aver promesso cose che non si potevano realizzare come appunto la promozione del nosocomio biscegliese ad ospedale di primo livello. Ma siamo nell’ambito delle innumerevoli promesse che un politico fa e non mantiene. Non è stato il primo, non sarà l’ultimo.

Tutto dunque si è svolto seguendo un canovaccio ampiamente definito nel tempo e nelle modalità. E qui si possono pesare le qualità dei politici locali. C’è chi se la prende con i parlamentari cittadini e farebbe bene solo se a questi viene rimproverato di non aver pensato in tempo a fermare o a far revisionare i criteri decisi dal Ministero che, è bene ripeterlo, aveva da tempo previsto questo taglio visti i numeri. Si può pesare anche chi da Sindaco si dice “spiazzato” confermando una volta di più di essere un corpo estraneo alla vita cittadina, manifestando una candida ammissione di mancanza di perspicacia rimbalzata e amplificata con la grottesca condivisione sui social di assessori ed esponenti di questa amministrazione. Stanno facendo un’altra brutta figura e manco lo capiscono.

Infine, la parte anti-popolare di questo articolo e che si attirerà forse un mare di critiche (pazienza…). Tra i cittadini biscegliesi di una fascia d’età che va dai 25 ai 35 anni, ce ne sono numerosissimi che riportano Canosa o Terlizzi come luogo di nascita sul documento di identità. Sono nati lì semplicemente perché i loro genitori si sono fidati di bravissimi medici che hanno seguito le gestanti e le hanno indirizzate nell’ospedale dove operavano con eccellenti risultati. Nessun danno, nessuna calamità, nessuna condizione di clandestinità o altre sciagure per “canosini” e “terlizzesi” di Bisceglie.

Se nel 2019 stiamo ancora a “difendere l’ospedale” nella più classica e vetusta delle dispute campanilistiche, quando alla sanità bisognerebbe chiedere efficienza e professionalità prima ancora che prossimità e vicinanza territoriale, vuol dire che a Bisceglie siamo rimasti indietro. E non è l’unico caso, purtroppo.

Prendiamo ad esempio il commento di un tranese sulla pagina Facebbok de La Diretta sotto una delle notizie delle ultime ore sull’ospedale di Bisceglie. Letteralmente scrive: “Ki la fa se l aspetta! Vi avete preso l ospedale di Trani, con furbizia. Un vero ospedale, nn il vostro con la complicità della politica. Sarete chiusi pure Voi….“. E ancora: “Vedi cosa si prova quando si toglie! Così avete fatto voi con l ospedale di Trani. Il nostro era un ospedale, il vostro no. Oggi è ospedale grazie ai vostri politici Biscegliesi. Giusto ke si chiuda. Ki di cortello ferisce, di cortello perisce….“.

Sipario.

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