Campo di lavoro e di spiritualità nella struttura della Caritas

Campo di lavoro e di spiritualità nella struttura della Caritas

31 Agosto 2020 0 Di ladiretta1993

Ecco un altro “servizio” che la struttura Caritas sita in via prof. Mauro  Terlizzi ha messo a disposizione: ospitare per una settimana (22/29 agosto) un “campo di lavoro e di spiritualità” organizzato e gestito dalle due suore comboniane, suor Patrizia Di Terlizzi e suor Kathia Di Serio della Comunità  comboniana di Bari dedicata a “Giusy e Luisa”, due giovani missionarie morte in un incidente in Brasile .

“Sono tanti i campi di lavoro e di spiritualità che noi comboniane abbiamo gestito durante l’estate in tutta Italia” ci dice suor Patrizia, tornata ad ottobre scorso dallo Zambia, e organizzatrice di un altro campo di lavoro con Alessandro Zanotelli a Riace “ noi vogliamo sfatare la falsa credenza che i giovani non si impegnano. I nostri campi vedono la presenza di giovani e giovanissimi alla ricerca di una vera fede, di un sostegno nel periodo di passaggio da una fase della vita ad un altro, di un desiderio di riflessione personale e di mettersi a disposizione dell’altro. Ed è questo lo spirito comboniano che cerchiamo di trasmettere attraverso le attività nei nostri campi: sollecitare ed approfondire la spiritualità attraverso letture e meditazioni su fonti bibliche, incontrare realtà vulnerabili e non essere indifferenti ai bisogni dell’altro”.

Undici i giovani, dai 17 ai 34 anni, presenti nella struttura dei Cappuccini nel campo spiritualità/lavoro dal titolo emblematico “Per la via abitando la vita. Uscire per Ri-uscire”. I quattro ragazzi e le sette giovani provengono da tutta Italia: Como, Verona, Vicenza, Bologna, Noicattaro, e Bisceglie. I più giovani sono alla loro prima esperienza, altri hanno già frequentato altri campi, alcuni stanno seguendo un vero cammino di formazione missionaria. I giovani provenienti dal Nord hanno  scelto Bisceglie per entrare in contatto con la realtà del Sud Italia.

Il gruppo ha condotto una settimana scandita da impegni fissi: al mattino, dopo il momento di preghiera, la catechesi con letture bibliche, scelte dalle due suore inerenti il tema del cammino, associato alla esplorazione dei cinque sensi; poi un’ora chiamata “deserto” per indicare la riflessione e la meditazione personale sui testi letti, infine la condivisione delle stesse.

Al pomeriggio il lavoro ha visto attività all’interno della struttura e impegno  coi volontari Caritas lavorando nell’emporio eco-solidale, nella distribuzione del cibo fresco a Recuperiamoci, nella manutenzione del giardino della struttura e nella pulizia e ripristino della Piazza don Milani di fronte alla chiesa di S. Pietro. (vedi foto)

Ogni giorno poi ci sono stati incontri significativi: da Hibrahim i giovani hanno conosciuto le leggi sull’immigrazione ed il difficile compito della mediazione culturale.

Con Alessandro hanno visitato la cascina “Controcorrente” che vede giovani gestire un ristobar insieme a ragazzi autistici.

L’incontro con Marcella, coordinatrice dello SPRAR, una giovane in servizio civile presso lo stesso e tre ospiti immigrati ha reso nota la possibilità di integrazione dei giovani extracomunitari grazie a percorsi loro dedicati.

La condizione nelle carceri e l’inutilità delle stesse al fine di un recupero di quanti hanno un conto da saldare con la società è stata illustrata da don Raffaele Sarno e Calogero, un detenuto in pena alternativa.

Dalla direttora di Mosaico di pace, Rosa Siciliano, sono stati evidenziati i temi cardine del mensile di pax Christi, voluto da don Tonino Bello: nonviolenza, stop alle guerre ed alle enormi spese militari, situazione dei popoli indigeni in tutte le parti del mondo, focus su temi ambientali ed i vari dossier che mensilmente sviscerano temi legati all’attualità.

Proprio a don Tonino Bello è stata dedicata un’intera giornata: a piedi fino a Molfetta, con partenza alle quattro del mattino, sulle orme del grande vescovo che ha operato a Molfetta, e visita all’episcopio, al duomo ed ai luoghi di vita di don Tonino guidati da Paola del Museo diocesano e con una intervista all’anziana sacrestana che hanno  raccontato episodi ed aneddoti sul prelato. Quanti sanno che il vescovo rimaneva  in duomo alla 12 alle 16,30 (ore di chiusura al pubblico) raccolto in preghiera, meditazione e scrittura che lui diceva “fatta a quattro mani”?

Che religioso silenzio durante il monologo teatrale di Christian Di Domenico! L’attore regista con grande passione ha intrepretato “Nel mare ci sono i coccodrilli .Storia vera di Enaiatollah Akbari

tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda col quale ne ha ricavato un adattamento teatrale.

La storia di Enaiatollah, fuggito dall’Afghanistan, è una magnifica parabola che rappresenta uno dei drammi contemporanei più toccanti: le migrazioni di milioni di individui in fuga da territori devastati dalle guerre, in cerca di un miraggio di libertà e di pace.

“Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell’ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E’ tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede intorno.” Ha detto a fine spettacolo l’attore regista. “Spero che raccontare la storia di Enaiatollah, in forma di monologo teatrale, possa costituire una preziosa occasione per fermarsi, riflettere, prendere coscienza.” Sicuramente moltissimi dei presenti, che si sono fermati a congratularsi con Di Domenico, avranno portato a casa insieme alle emozioni suscitate dal racconto molte riflessioni sul tema/problema.

La settimana si è conclusa con una verifica su quanto il campo lascia a ciascun partecipante ed una messa seguita da cena conviviale con Mons. D’Ascenzo e venti seminaristi. L’Arcivescovo ha rivolto ai partecipanti parole di apprezzamento per la scelta di dedicare una settimana di vacanze non al divertimento ma alla costruzione di un percorso di vita e l’auspicio che siano stati piantati semi che potranno attecchire e portare alcuni di loro ad una scelta missionaria.

Ed i volontari Caritas hanno trovato stimolante l’entusiasmo che i giovani hanno mostrato nel lavoro con loro nonché una conferma della validità della loro azione solidaristica; tutti nutrono ora la speranza che giovani solidali crescono e potranno sia raccontare ad altri coetanei l’azione della Caritas  sia raccogliere il testimone da quanti, per età, non potranno più continuare a farlo.

La storia di Enaiatollah, fuggito dall’Afghanistan, è una magnifica parabola che rappresenta uno dei drammi contemporanei più toccanti: le migrazioni di milioni di individui in fuga da territori devastati dalle guerre, in cerca di un miraggio di libertà e di pace.

Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell’ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E’ tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede intorno.

Spero che raccontare la storia di Enaiatollah, in forma di monologo teatrale, possa costituire una preziosa occasione per fermarsi, riflettere, prendere coscienza.

E poi ognuno faccia qualcosa, anche solo tendere una mano: per salvare una vita umana e salvare la propria. E sentire la pace dentro di sé.