Libera il Futuro: su sicurezza urbana, qualche videocamera e niente più

Le notizie apprezzabili dell’adesione del Comune alla rete Avviso pubblico e del futuro potenziamento del sistema di videosorvglianza sbiadiscono di fronte alle risposte che abbiamo ricevuto all’istanza di accesso civico con cui chiedevamo il dettaglio delle azioni messe in campo per contrastare la criminalità a Bisceglie, garantire sicurezza dei cittadini e rispetto delle regole. Risposte vaghe, supportate da pochi numeri e dati, sostanzialmente poco circostanziate e che palesano mancanza di programmazione, pianificazione e indirizzo di questa Amministrazione.Avevamo chiesto copia delle istanze al Prefetto (periodo 2019 – 2021) di potenziamento delle forze dell’ordine sul territorio. Ci è stato risposto, genericamente, che le istanze sono state avanzate dal Sindaco in occasione dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. Quindi, solo in occasione di specifiche circostanze “emergenziali” o corrispondenti a fatti criminosi. Quindi, deduciamo – non avendo ricevuto i documenti richiesti ma solo notizia di tali istanze – che nessuna richiesta formale di implementazione strutturale degli organici sia stata avanzata, magari corredata dall’analisi di dati disponibili (se disponibili) e di una mappatura circostanziata dei fenomeni criminali in città.A questo proposito, avevamo chiesto di disporre della mappatura delle aree e dei quartieri più esposti a fatti di criminalità diffusa, con la tipologia dei reati più ricorrenti e le zone più colpite. Un obiettivo, quello della mappatura, sancito nelle linee guida sulla sicurezza urbana di Anci e presente nel tanto sventolato Patto per la sicurezza, sottoscritto dal Comune con la Prefettura. Ci è stato risposto che non esiste una mappatura delle aree della città esposte a fatti di criminalità diffusa, o almeno tale mappatura non è in possesso della Polizia locale.Ci viene comunicato che la polizia municipale ha provveduto a supportare altre forze dell’ordine in alcune perquisizioni nel contrasto allo spaccio di stupefacenti nel centro storico e in zona San pietro. Tuttavia non è dato sapere quanti interventi siano stati effettuati dal 2019 ad oggi.Avevamo chiesto prospetto quantitativo del personale della polizia municipale attualmente in servizio, ma non abbiamo ottenuto risposta.Nell’ambito del progetto “Scuole sicure”, volevamo comprendere quanti agenti di polizia locale fossero impiegati, ma non abbiamo ricevuto risposta.  Apprezziamo l’annuncio del potenziamenuo sistema di videosorveglianza nei pressi di alcune scuole ma quanti agenti presidiano le aree sottoposte a sorveglianza?Veniamo ai reati ambientali. Avevamo chiesto quanti casi di abbandono abusivo di rifiuti fossero stati intercettati, in quali zone e quante le sanzioni irrogate. Risposta: le zone maggiormente interessate sarebbero via Padre Kolbe (nei pressi dell’isola ecologica), Via crosta,  Contrada Macchione, Via Pascoli, Via Di Vittorio e Via XXIV Maggio. All’appello mancano il centro storico (basti citare Piazza Castello con l’adiacente stazione di Polizia locale) la litoranea, la zona porto,  le periferie, quasi tutto il centro cittadino, ampie porzioni dell’agro.  Eppure di abbandoni indiscriminati ne vediamo a josa in tutta la città. Circa 300 violazioni sono state intercettate in tre anni: 0,3 violazioni al giorno più o meno. Timido risultato. Si può far meglio?Avevamo chiesto un prospetto quantitativo di sintesi del numero di reati intercettati dalla videosorveglianza con relativa indicazione della tipologia di reato ed eventuali dati di georeferenziazione. Abbiamo avuto evidenza, anche qui generica, che il sistema di videosorveglianza comunale (composto al momento da 27 videocamere) ha consentito negli ultimi tre anni circa di intercettare circa 40 fattispecie potenziali di reato riconducibili a: danneggiamenti, furti e fuga dopo sinistri stradali. Magro risultato! Se sventoliamo il ricorso alla videosorveglianza come garanzia della sicurezza urbana, ci aspettiamo qualcosa in più di miseri 13 reati in media intercettati all’anno. Nessun supporto dalla videosorveglianza per il contrasto allo spaccio, ai roghi di rifiuti, ai reati predatori, alle minacce e aggressioni, all’indiscriminato lancio di fuochi di artificio, per non parlare dei casi legati alla circolazione senza regole di bici elettriche e monopattini e all’inciviltà dei proprietari di cani che fanno usare le nostre strade e piazze ai loro animali come latrine? Bene le ordinanze, su alcuni fronti citati. Ma senza controlli e presidio come arginiamo questi fenomeni?Avevamo chiesto i dati delle occupazioni abusive di immobili di proprietà comunale.  Ne risultano circa 20 in tre anni, su oltre 200 immobili pubblici disponobili nel solo centro storico. È un dato verosimile rispetto allo stato dell’arte? Si prevede finalmente di provvedere ad una mappatura capillare nei prossimi mesi?Le risposte che ci sono giunte non ci lasciano soddisfatti, anzi ci preoccupano. Da quel che rileviamo non c’è nessuna mappatura georeferenziata dei reati, non c’è una mappatura della aree più esposte ai rischi di criminalità diffusa, non c’è interoperabilità in tempo reale, o almeno asincrona, dei dati in possesso di forze dell’ordine e polizia urbana. E non ci si venga a raccontare che aver consentito l’accesso all’anagrafe comunale, su richiesta dei Carabinieri (va sottolineato), sia una rivoluzione copernicana. È un atto di ordinaria amministrazione! Certo strano che non fosse già così…La cosa più grave è che si naviga a vista. Su queste basi come si programmano interventi strutturali? Il piano comunale della sicurezza urbana dov’è? E dov’è la conferenza di servizi istruttoria che avrebbe dato un impulso alla sua redazione? Dove l’insistente richiesta anche per altre strade istituzionali di potenziamento delle forze dell’ordine, dati e relazioni delle strutture investigative alla mano?Dove sono le risposte alle nostre proposte cui il solo  Enzo Amendolagine (e lo ringraziamo) ha dato voce in consiglio comunale?Avevamo proposto:– la mapparura delle aree e dei quartieri più esposti ai fenomeni di criminalità diffusa;– la messa in opera di flussi di scambio informativo fra la polizia locale, carabinieri, polizia di stato e finanza sull’andamento della delittuosità e dello street crime, con strumenti di analisi georeferenziata;– l’attivazione di strumenti digitali e punti di raccolta fisici per segnalazioni anonime delle situazioni di illegalità, come  ad esempio uno sportello antiracket;– il coinvolgimento, facendo partire i patti di collaborazione, di una rete di volontari per la  salvaguardia del decoro urbano e delle aree abbandonate e degradate, delle aree verdi e dei parchi (è stato annunciato, in questo senso, il ricorso ai percettori del reddito di cittadinanza, come avevamo proposto. È un primo passo, anche se sembra saranno coinvolte poche sparute persone);– la promozione della rete degli  assistenti civici che collaborino con la polizia locale per potenziare la presenza aggiuntiva e non sostitutiva di controllo e tutela del territorio;–  la mappatura delle non corrette occupazioni di suolo pubblico e l’attivazione di un servizio integrato di monitoraggio delle occupazioni abusive e del mancato rispetto dei requisiti, igienici, sanitari e ambientali per esempio per la vendita di prodotti agricoli e ittici all’aperto;– il recupero di spazi urbani a fini sociali e di aggregazione: la destinazione della costa di levante a verde attrezzato, per attività sportive e servizi turistici e il recupero di immobili del centro storico da destinare a progetti di contrasto alla devianza minorile e alla dispersione scolastica.Proposte che ci sembrano ancora più pertinenti dopo le deludenti risposte ricevute. Siamo felici che si sia finalmente abbandonata la narrazione favolistica della “città sicura”, ma dai proclami e dalla retorica della legalità passiamo ai fatti? I numeri ci dicono che, tranne qualche videocamera in più (la cui efficacia è al momento impercettibile) e un paio di ordinanze … “le chiacchiere stanno a zero”.

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