“Donne e pandemia”, ce ne parla lo psichiatra e psicoterapeuta Mauro Dell’Olio

Dott. Dell’Olio, Donne e Pandemia, un titolo che evoca scenari da guerra! La donna guerriera che difende la famiglia contro un male assoluto. A Lei la parola.

««A causa dell’impatto della crisi sanitaria, il tempo che le donne dedicano alle faccende domestiche e all’assistenza familiare (dati già alti prima del coronavirus) sta significativamente aumentando. Si è creato un nuovo carico di cure verso casa e famiglia e nessun altro in giro disposto a sostenerlo”.

Abbiamo assistito a tante cose: squilibri familiari e lavorativi, perdita di lavoro, aumento della precarietà, aumento della violenza domestica, famiglia lavoro figli e didattica a distanza, parenti bisognosi di cura. Sono molti gli indicatori che mostrano come una delle categorie più penalizzate dalla pandemia sia proprio quella delle donne. Ma in più La pandemia ha aumentato le disparità di genere

Le donne che svolgono la maggior parte del lavoro non retribuito hanno meno tempo da dedicare al lavoro retribuito o lavorano più a lungo e più duramente, e spesso sono costrette ad affrontare l’insicurezza economica, dunque possiamo già inquadrare una nuova sindrome: donna affetta dal peso del doppio lavoro.

Molte donne in realtà non stanno tornando a “lavorare” dopo i primi lockdown nazionali a livello globale. I dati sono esposti nelle relazioni dell’istituto nazionale dell’Istat, che pone l’accento negativo sul lavoro femminile. Questo quadro colloca l’Italia “al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia”, ha sottolineato il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo a Rai News. E ciò “nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore rispetto a quello maschile”.

Chi ne paga le spese è la Salute Mentale delle donne. In Italia, il Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute mentale dell’ISS è stato attivo sin dalle prime fasi della pandemia sia attraverso la partecipazione e la conduzione di studi, sia attraverso indagini valutative dello stato dei servizi disponibili per la popolazione.

L’obiettivo era valutare le aree del funzionamento psicosociale, e la presenza di sintomi ansioso-depressivi, ossessivi e il disturbo post-traumatico da stress. I risultati, ottenuti su un campione di oltre 20.000 partecipanti, evidenziano che durante il lockdown sono aumentati i livelli di ansia, depressione e sintomi legati allo stress, soprattutto nei soggetti di sesso femminile.

Ma in questo quadro preoccupante ci sarebbe una nota positiva: la capacità di rispondere ai problemi che distinguerebbe la componente femminile per reattività e positività. Interessante il sondaggio condotto sulla generazione dai 18 ai 35 anni dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo (Università Cattolica), durante l’avvio della seconda ondata di contagi: il 45% delle donne (under 35) dice di apprezzare oggi ancora più di prima il valore della vita, ben 6 punti sopra le risposte degli uomini.

Le “ragazze” sembrano anche maggiormente disposte ad affrontare i cambiamenti che si renderanno necessari e rivelano un tasso di empatia più alto. Più colpite dalla pandemia, le donne, paiono dunque anche più resilienti e capaci di mettersi in gioco per ripartire. Ma forse è così da sempre.

La pandemia di Covid 19 ha impattato con le nostre vite, in tanti modi: uno dei più evidenti riguarda la capacità del virus di accentuare le disuguaglianze e colpire dove persistono fattori di fragilità.

Lo si è visto all’inizio con gli anziani, più colpiti ed esposti di fronte a questo male. Lo si nota pensando ai danni subiti dai più piccoli e dalla generazione privata di opportunità educative, di relazione e di gioco. Lo si osserva guardando al mondo del lavoro e alle categorie meno protette, o alle famiglie con meno mezzi. E lo si vede anche mettendo a fuoco l’universo femminile.

Un’indagine condotta sulla generazione dai 18 ai 35 anni dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo (Università Cattolica), durante l’avvio della seconda ondata di contagi, ha dimostrato nelle donne uno sguardo più severo e preoccupato, ma anche la volontà di una reazione positiva. Il 52,5% delle donne ha denunciato infatti un netto peggioramento della propria vita quotidiana, contro il 45,2% dei maschi; questo per la condizione di fragilità nel mercato del lavoro e al sovraccarico negli impegni a casa, soprattutto per chi ha figli piccoli. Ma proprio perché più esposte, le donne mostrano una maggiore lucidità di fronte all’emergenza.

Le donne, più ligie alle regole, dunque, più pronte a seguire le indicazioni per proteggersi dal virus? Il problema, semmai, è che tanto i maschi quanto le femmine dimostrano di aver abbassato un po’ la guardia col passare del tempo, per la nota difesa istintiva psicologica che porta alla rimozione. Tuttavia anche in questa flessione le donne hanno mantenuto un tasso di prudenza maggiore, consapevolezza e sguardo critico.

Infine un passaggio obbligatorio circa l’onere dell’assistenza familiare, lasciato interamente sulle spalle femminili. L’Onu dice che gli effetti della pandemia di Covid-19 quest’anno “potrebbero spazzare via 25 anni di conquiste nell’uguaglianza di genere: Un Women è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di empowerment femminile. “Tutto ciò per cui abbiamo lavorato, che ha richiesto gli ultimi 25 anni, potrebbe essere perso in un anno”, secondo Anita Bhatia, vicedirettrice esecutiva di Un Women.»»

Ringraziamo il dott. Dell’Olio per la sua brillante disamina e la consapevolezza che il mondo femminile è in grado di sostenere come il Dio Atlante il peso del mondo.

Ci partorisce una donna, ci allatta una donna, ci aiuta a cresce una donna è chiaro che le donne sanno combattere. Non è demagogia ma una speranza ed un inno alla vita.

Franco Marella

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