Libri nel Borgo Antico, Carmine Castoro: «Ecco la “cultura” del Festival»

Libri nel Borgo Antico, Carmine Castoro: «Ecco la “cultura” del Festival»

27 Agosto 2019 0 Di ladiretta1993

Era la terza volta che ci partecipavo ieri, ed è stata la più desolante, frustrante e umiliante delle tre, ma anche rispetto a tante altre mie collaborazioni festivaliere in giro per l’Italia. Ho espresso dal palco fortissimamente questo mio risentimento e non me ne pento. A parte l’errore della presentatrice che su 3-4 righe che doveva solo leggere mi ha chiamato Castro di cognome e non Castoro, e a parte una assistente del festival che prima della canonica intervista alla Mondadori a telefono mi ha detto: “buona sera, parlo con la signora Carmine Castoro…?”, ecco a parte queste cose che farebbero anche ridere se non fossero fastidiose e segnalassero già improvvisazione, mi sono trovato di fronte una gestione delle piazze, degli orari e soprattutto della comunicazione sui giornali assolutamente sconcertante e miserabile. Un tunnel degli orrori di incompetenza e provincialismo.

Perché il problema della “incompetenza” non è se funziona o meno la macchina organizzativa che, al contrario, mi sembra ben oliata e suffragata da una esperienza ormai pluriennale che manda a traguardo tutti gli appuntamenti letterari. Il punto è: che tipo di cultura Borgo Antico vuole trasmettere? Cultura come sapere critico, circolazione di idee, riflessione delle persone su temi scottanti? A me sembra di essermi trovato di fronte a una brutta polarizzazione: autori “big” e “vip” da un lato, magari super visti in tv, ai quali viene garantito tutto ma proprio tutto per la massima visibilità del loro nome e delle loro opere, e per la loro comodità logistica. La classica compagnia di giro che riempie le piazze, come i dj famosi per le discoteche, e che si trovano dappertutto, sempre gli stessi… Dall’altro, quelli che pur essendo a un livello alto di ricerca, insegnamento e reputazione, come penso di poter dire di me (con tanti incarichi universitari, tanti libri scritti, più di 150 eventi pubblici filosofici fatti e tante ospitate tv nazionali importanti), vengono relegati in piazze e orari sfavorevoli, dove lottano per dieci venti persone che ascoltano, o contro una platea fantasma.

E questo per un semplice motivo, tristissimo: i loro nomi non vengono veicolati sui giornali nei giorni precedenti perché si parla solo dei “vip”, di loro non si sa nulla, il sito del festival mette solo nomi e titoli, non ci sono schede biografiche, non ci sono percorsi tematici, non ci sono segnalazioni speciali, i titoli dei libri vengono offerti non completi e quindi risultano fuorvianti (è un saggio? un romanzo? una raccolta di ricette? Booh….), e si viene trattati da un punto di vista strategico e intellettuale come polpette da cannone…Poi, ovvio, di fronte ai Mughini e ai Veneziani, abbiamo folle oceaniche che pendono dalle loro labbra, sotto un bel cielo di stelle, al top dell’agio per tutti… Così non va. La cultura non deve essere una centrifuga dove come direbbe Bonolis “Avanti un altro!”, questo è offensivo e derelitto come approccio. La gente non capisce, non coglie, non ha il tempo per un vero e proficuo incontro con l’autore, devi abbandonare il palco, andare via e lasciare il posto ad altri, tutto cronometrato al secondo, la gente divora facce e riferimenti testuali come pop corn, non è incanalata verso accorpamenti culturali e bibliografici che risulterebbero utili sul piano educativo e didattico, soprattutto per le giovani generazioni di liceali e studenti universitari, e viene ridotta al rango di popolino tele-dipendente che ha come massima soddisfazione quella di vedere dal vivo i personaggi del piccolo schermo che non sempre sono sinonimo di contenuti e insegnamenti etici filosofici e politici.

Anche io sono stato direttore scientifico di un bel festival filosofico anni fa a Foggia e ne sarò di un altro a fine ottobre a Matera, capitale europea della cultura, e ho già stabilito argomenti, linee di discussione, inviti a studiosi preparati e la massima vetrina egualitaria per tutti, e mi candido davvero a dare il mio contributo a un Borgo Antico 2020, da intellettuale e da pugliese. Così penso si faccia vera cultura: diffidando delle vedette della tv che ripetono le stesse cose ovunque, accumulando sempre più danaro e popolarità (e questo quando ci sono fondi pubblici di mezzo offre spunto per molte perplessità…), e offrendo invece copertura economica a chi da tempo si batte per cause civili, per l’apprendimento e l’evoluzione mentale e conoscitiva delle persone e per chi ha un percorso di studio che non va relegato e sfavorito, con spazi e tempi risicati, e con il facile oblio degli organi di informazione che ignorano pure se ci sei stato davvero a quella manifestazione…
Il tritacarne della quantità e non della qualità si chiama fiera delle vanità, o sagra del prosciutto, fa lo stesso, dentro il cui recinto, come dice uno scrittore amico mio che stimo e che era ospite quest’anno come me, “i libri sono il male necessario”.

Carmine Castoro

Annunci