Vecchie Segherie Mastrototaro: venerdì 25 marzo Troppi avvocati! Quali avvocati? di Nicola di Molfetta

Venerdì 25 marzo ore 19.00 Vecchie Segherie Mastrototaro di Bisceglie ospitano la presentazione di Troppi avvocati! Quali avvocati?(LC Publishing Groupdi Nicola Di Molfettacon Tullio Bertolino, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Trani e l’introduzione di Antonella Cozzoli di L&B Partners Avvocati Associati, un evento realizzato in collaborazione con LC Publishing Group, Associazione Avvocati Bisceglie, L&B Partners e il Circolo dei Lettori di Bisceglie (per informazioni e prenotazioni 0808091021 e [mailto:info@vecchiesegherie.it)]info@vecchiesegherie.it).  Un dialogo a cento anni di distanza.

Nel 1921 Piero Calamandrei dà alle stampe Troppi Avvocati!, un pamphlet che denuncia i danni che la crescita fuori controllo della popolazione forense stava producendo per la professione. All’epoca gli avvocati in Italia erano 25mila. Oggi sono quasi 246mila. E la questione del troppismo forense, come la chiama Nicola Di Molfetta nel suo nuovo saggio, Quali Avvocati?, continua a tenere banco, ormai avvitata su una visione arcaica e stereotipata dell’avvocatura e del suo ruolo nella società. LC Publishing Group torna in libreria con un’opera che costituisce una riflessione storica sulla questione del sovradimensionamento dei legali italiani. In un unico cofanetto viene riproposto, in copia anastatica, il testo che Piero Calamandrei pubblicò per i Quaderni della Voce di Giuseppe Prezzolini nel 1921. E, accanto ad esso, compare un nuovo saggio intitolato Quali Avvocati?, firmato da Nicola Di Molfetta.

Calamandrei, padre costituente, giurista tra i più autorevoli del Novecento, espresse nel suo Troppi Avvocati! una critica mirata a scuotere le coscienze di una categoria che rischiava di perdere il contatto con la consapevolezza di sé, perché sommersa dagli affanni di un’attività sempre più difficile da sostenere. Una condizione molto simile a quella odierna. Il 2021è stato un anno record sul piano delle cancellazioni di avvocati dagli albi. Tanto che molti si chiedono se ci sia futuro per la professione.  A questo interrogativo risponde Di Molfetta, giornalista esperto di mercato dei servizi legali, autore dei saggi Avvocati d’Affari e Lex Machine, direttore di Legalcommunity e MAG. “Gli avvocati hanno bisogno di riflettere sul ruolo che la professione può e deve giocare in un contesto socio economico in profonda trasmutazione. Complesso. Globalizzato. Iper-regolamentato. E soprattutto, mediatizzato. Un contesto in cui gli avvocati servono, ma non in modo indistinto”.

La categoria deve prendere coscienza della sua natura poliedrica. “Non tutti gli avvocati sono uguali” scrive Di Molfetta intendendo che 246mila avvocati non possono essere tutti impiegati nello svolgimento delle medesime funzioni e che per “smettere di essere troppi” gli avvocati devono distinguersi e specializzarsi. Devono diventare interpreti delle esigenze legali espresse dalla società e dall’economia del loro tempo e organizzarsi nelle modalità più adeguate per rispondere ad esse nella maniera più efficace ed efficiente. “Il riconoscimento della verità – scrive il Calamandrei del 1921 – è la prima condizione di ogni rinascita”. “Lo specchio, dinanzi al quale la professione si è intrattenuta per troppo tempo – gli fa eco un secolo dopo Di Molfetta –  deve diventare una finestra affacciata sul mondo e in posizione utile per comprenderne bisogni e necessità. Questa è la condizione indispensabile per l’affermazione di un’avvocatura nuova. Di un’avvocatura utile”.

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