Villa “Santa Caterina” a Bisceglie, Spi e Cgil chiedono un confronto pubblico

In un articolo pubblicato il 7 aprile scorso sulle pagine del La Gazzetta del Mezzogiorno e poi ripreso da alcune testate online, si fa riferimento alla chiusura della residenza per anziani Villa Santa Caterina di Bisceglie e al fatto che “senza un congruo numero di giorni di preavviso, una ventina di ospiti vengano invitati a trovarsi un’altra sistemazione”.

“Spiace constatare che la Santa Caterina di Bisceglie, dopo anni di gestione ed organizzazione ricordata e riconosciuta come una casa di ospiti longevi, da oggi in poi invece sarà ricordata per la sua chiusura maldestra e forzata, e non come una grande famiglia della casa di riposo. Una struttura consolidatosi nel tempo e conosciuta sul territorio di Bisceglie e non solo, non si è mai pensato nemmeno per un minuto, che sarebbe potuto accadere che la casa di Riposo Santa Caterina potesse chiudere battenti e lasciare gli ospiti senza alcuna certezza, anzi emergono sempre più le preoccupazioni degli anziani nel vivere questa annosa esperienza”. Intervengono così Felice Pelagio, segretario generale dello Spi Cgil Bat e Michele Valente, segretario generale Cgil Bat sulla situazione che “ha il sapore di un vero fallimento, ed è la dimostrazione vera di quanto sia difficile occuparsi degli anziani fragili e non completamente autosufficienti perché stiamo parlando della presenza di una struttura che chiude in modo definitivo i cui ospiti hanno anche un’età centenaria”.

“Quanto interesse suscita la situazione degli anziani?”, si chiedono al sindacato. “Ed è in questa negativa esperienza di chiusura che si evince oltre all’abbandono anche la difficoltà nel trovare un’ulteriore collocazione ma soprattutto la difficoltà nelle procedure di passaggio dell’anziano in un’altra struttura tra atti e certificazioni, a volte complesse per la via della tanta burocrazia, nonostante stiamo parlando di fasce di popolazioni più deboli. Questa è la realtà nella quale si devono districare in nostri anziani e che non può che farci riflettere su quanto siano importanti le politiche sociali e sulle disponibilità economiche che bisogna mettere in campo per permettere di rispondere alle esigenze della comunità anziana. Serve costruire un welfare che affronti gli impegni delle istituzioni e acceleri l’iter per l’approvazione di una legge quadro sulla non autosufficienza e una politica regionale che intervenga non con limitate disponibilità economiche sull’invecchiamento attivo che permette di agevolare un percorso di stile di vita sana e di benessere. Migliorare la qualità della vita è un impegno di tutti.

Per questo chiediamo all’amministrazione comunale di farsi carico anche in questo territorio, attraverso gli ambiti, di una progettualità nel campo dei servizi di welfare per gli anziani fragili e non autosufficienti, ridefinendo i nuovi servizi legati all’Adi (assistenza domiciliare integrata) con un’integrazione maggiore e virtuosa con i servizi territoriali (erogati sul versante socio-assistenziale dagli enti locali, sul versante sanitario dall’Asl) e programmando una presenza in un’ottica di programmazione condivisa e comune per l’itera città.

Serve maggiore presenza sul territorio e la possibilità di usufruire dell’assistenza domiciliare investendo maggiori risorse con l’obiettivo di curarsi a casa. Per questa ragione un confronto pubblico può servire a trovare una soluzione alla difficile situazione di una realtà storica in città”, concludono Pelagio e Valente.

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