La Fac esempio di resilienza culturale all’Università di Bari

Complimenti alla dottoressa

per la sua relazione sulla Fondazione Archeologica Canosina. Un lavoro esaustivo ed aggiornato sulla nostra realtà culturale, accompagnato dalle autorevoli parole del prof. Giuliano Volpe. Ad assistere alla videoconferenza era presente il nostro consigliere Francesco Specchio.

L’elaborato presentato in slide dalla Fanizzi ha analizzato i 28 anni di vita della FAC, dalla sua nascita nel 1993 ad oggi. Con la sua attività, la Fondazione testimonia un cambiamento culturale cittadino ancora in corso: dall’archeologia come “ospite indesiderato” a vero punto di forza del territorio. La dottoressa Fanizzi ha specificato quanto la Fondazione sia impegnata nella valorizzazione delle antichità canosine su vari fronti. Dalla sua nascita, la Fondazione è quotidianamente attiva nella sensibilizzazione al rispetto dei luoghi storici.
Le periodiche iniziative attuate da soggetti partner e fiduciari (come la

e/o la Dromos.it): le visite guidate, le passeggiate a tema, attività per la famiglia come gli spettacoli per burattini e le cacce al tesoro archeologiche, i campi scuola presso Pietra Caduta, le visite teatralizzate (grazie alla partnership con

stanno ampliando la visibilità di Canosa e del suo patrimonio, anche col supporto di una fitta campagna comunicativa su vari canali sia tradizionali (anche con proprie testate culturali), sia web (sito internet, Facebook, Instagram, oltre alla collaborazione delle testate telematiche cittadine e territoriali).

La Fondazione crede nel lavoro di squadra, il solo a portare avanti una realtà cittadina dal punto di vista culturale e turistico, ed è sempre alla ricerca di quante più partnership e cooperazioni possibili tra pubblico e privato, per dare sviluppo (anche occupazionale) alla Città.
Notevole è l’importanza che la FAC riserva alle scuole, con le visite guidate rivolte alle classi, i laboratori di alternanza scuola-lavoro, gli spettacoli teatrali di intrattenimento (marionette) in occasione degli eventi turistici e culturali, vedendo nelle scolaresche i canosini del domani, da educare all’attenzione verso il bene archeologico ed all’orgoglio e alla conoscenza di questa città.
Questa realtà prova a mantenersi al passo con i tempi, cercando di sperimentare con altri soggetti anche nuove forme di fruizione del patrimonio archeologico (come la tecnologia liquida del videomapping presso l’Ipogeo del Cerbero, grazie al lavoro dello

).

Quanto finora descritto e riportato dalla specializzanda Fanizzi è da considerarsi storia. Il futuro è fatto di nuove sfide e progettualità che – con l’aiuto di tutti – potrebbero dare un nuovo volto alla nostra città, come il nuovo Museo Archeologico Nazionale, un sogno rincorso da tanti anni, ma che sta diventando sempre più vicino.
Oppure pensare a Canosa come una “Città di Faro”, in riferimento alla Convenzione di Faro (Portogallo) che si incentra sul concetto di identità-patrimonio culturale, che renderebbe il panorama monumentale canosino un esempio anche a livello internazionale.
Nell’ascoltare la dissertazione della dottoressa, il prof.

ha confermato l’importanza e le potenzialità culturali della Fondazione Archeologica, ricordando anche cosa era Canosa prima che la FAC diventasse realtà: una città dal difficile rapporto con l’archeologia, meravigliandosi di come invece nei vari anni e grazie alla dedizione degli associati si sia instaurato un legame col patrimonio storico sempre più consolidato, facendo del bene archeologico un elemento caratterizzante della realtà cittadina.

Quasi in chiusura, il consigliere Francesco Specchio auspica una Fondazione che cerchi condivisioni con le analoghe realtà culturali delle altre città lungo la Valle dell’Ofanto. E’ anche tempo che la Fondazione da Canosa collabori con i soggetti simili all’esterno per far emergere un territorio più vasto, forte dei tanti legami e punti in comune come il grande passato daunio e romano che ci caratterizza ed evitando ogni possibile campanilismo.
Il cambiamento culturale della città, come già specificato sopra, non è ancora compiuto; è un’opera che richiede un termine nel medio/lungo periodo – come testimoniano anche i recenti atti vandalici commessi pochi giorni fa a Pietra Caduta – ma va curato come una pianta ed a farlo occorre essere in tanti. Tutti dobbiamo essere protagonisti di una comunità che cambia più attenta, sensibile, propositiva, attiva e culturalmente vivace.

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